Anantāsana l’Infinito, la posizione del dio Vishnu
Anantāsana l’Infinito, la posizione del dio Vishnu
Anantāsana trae il suo nome dal sanscrito Ananta, letteralmente “senza fine” ma più comunemente tradotto con “l’Infinito”.
Simbologia di Anantāsana: il risveglio dell’Infinito
Nel praticare “la posizione dell’infinito”, infatti, le estremità del corpo si ricongiungono nel loro massimo allungamento.
Il movimento, anche se impercettibile in quest’asana, deve fluire in un circuito che va dalle mani ai piedi, dalla testa alla coda senza subire interruzioni; per muoversi nell’infinito la connessione tra le parti e il fluire dell’energia nel corpo sono una condizione necessaria.
La vera sfida è mantenere l’equilibrio sul fianco laterale, in una posizione molto instabile, che chiama ogni parte del corpo ad adoperarsi per la sua riuscita.
Il significato di Anantāsana: il riposo di Vishnu
Questa posizione è conosciuta anche come il “Riposo di Vishnu”: la divinità è infatti raffigurata distesa sulle spire di Ananta Shesha, il serpente cosmico che fluttua sull’oceano primordiale.
La mitologia indiana narra che all’inizio vi fosse solo un oceano infinito in cui si manifestò Ananta Shesha, il serpente cosmico. Su di esso si posò Vishnu, accompagnato dalla sua sposa Lakshmi, dea dell’abbondanza e della gioia.
Dal suo ombelico sbocciò un fiore di loto, dal quale emerse Brahma, il Creatore, che con il suo pensiero generò il mondo.
Praticandola, possiamo quindi pensare ad Anantasana come ad una posizione di eterno ritorno alle origini e un omaggio alla forza generatrice della vita.
Ed è infatti una posizione che ci permette di allungare il corpo e di rilassarlo, ma anche di tonificarlo e rafforzarlo, riflettendo una dualità tra abbandono e vigore, come suggerisce l’immagine del mito.

L’esecuzione: dalla Terra al Cielo
L’intenso allungamento viene preparato nella fase di radicamento a terra: distesi su un fianco, il corpo traccia un’unica linea retta.
Se il lato è il sinistro, braccio, torace e gamba devono essere perfettamente allineati; la mano è in linea con l’arco del piede corrispondente, che svolge un importante ruolo di stabilizzazione.
In questa fase tutto il corpo concorre all’allungamento e alla distensione, come il serpente cosmico nell’oceano. Solo partendo da questo solido radicamento il braccio può flettersi, permettendo all’orecchio sinistro di poggiarsi sul palmo della mano.
Il braccio destro, “di cielo”, si allunga lungo il fianco contribuendo alla stabilità del corpo disteso.
È determinante l’attivazione del core (addome profondo, psoas, lombari, diaframma) per stabilizzare il bacino: occorre sostenere le pelvi contraendo e sollevando i muscoli del pavimento pelvico e attivando il Mula Bandha come sigillo energetico, affinché il bacino non crolli indietro interrompendo l’estensione.
Questa è probabilmente la parte più sfidante della posizione: mantenere il corpo in equilibrio sul fianco.
Procedendo, la gamba destra, quella “di cielo”, si piega portando il ginocchio verso l’orecchio e la mano destra afferra l’alluce per guidare l’estensione verso l’alto. Il piede destro, in senso figurativo, agisce come Vishnu che siede sul serpente.
Tutto il lato sinistro, quello di “terra”, continua a radicare con vigore per mantenere l’equilibrio; il “serpente” resta attivo anche grazie all’intenso lavoro del Mula Bandha. Quando la gamba si avvicina al viso, possiamo immaginare Vishnu che riposa sul serpente.
A sostenere questa esperienza vi è un preciso lavoro anatomico e biomeccanico, che ne rende possibile stabilità ed equilibrio.

Anatomia e biomeccanica di Anantāsana
Se correttamente eseguita, la posizione coinvolge globalmente il corpo in un intenso allungamento e richiede stabilità del bacino, allineamento pelvico e forza addominale.
Zone del corpo coinvolte
- Braccia e mani: guidano l’allineamento; la mano che si unisce al piede “di cielo” offre sostegno e direzione.
- Gambe e piedi: la gamba — e in particolare il piede — di “terra” garantiscono stabilità ed equilibrio; la gamba di cielo orienta e sviluppa la postura.
- Addome e pavimento pelvico: assicurano stabilità, qualità dell’allineamento ed equilibrio sul fianco.
La posizione dell’Infinito nel dettaglio
Braccia e mani
Per favorire l’attivazione della mano di terra nella preparazione può essere utile appoggiarla al suolo di taglio, avviando il movimento dal mignolo.
La pressione attraversa il lato ulnare del polso e risale lungo l’ulna fino all’omero, raggiungendo la punta inferiore della scapola.
Il tricipite lavora in allungamento mentre il bicipite mantiene una lieve attivazione. La mano di cielo adduce la gamba guidandola verso la linea mediale del corpo.
La presa del piede
Ideale è la presa yogica dell’alluce con indice, medio e pollice che formano un anello. In questo gesto agisce una doppia dinamica: l’alluce preme contro le dita della mano mentre la mano resiste e tira leggermente verso la spalla, stabilizzando l’omero.
Questa resistenza attiva si trasmette a tutto il corpo, favorendo l’extrarotazione della gamba e l’attivazione del core e del pavimento pelvico, permettendo alla “gamba di cielo” di estendersi senza sbilanciare il bacino.
La presa yogica diventa così determinante per mantenere l’equilibrio laterale.
Gambe e piedi
La gamba di terra radica e stabilizza la posizione; il piede, appoggiato sul lato esterno e mantenuto attivo in flessione, sostiene l’equilibrio sul fianco attraverso il Padha Bandha, attivando i tre archi plantari.
Il risveglio della volta plantare crea una stabilità che risale lungo la gamba, favorisce l’extrarotazione dell’anca, pre-attiva il pavimento pelvico (Mula Bandha) e stabilizza il bacino.
La gamba di cielo si estende progressivamente: prima abduce, poi viene guidata verso la linea mediale dalla presa della mano, permettendo al corpo di percepirne il peso.
Il bicipite femorale è in forte estensione, sostenuta dalla lieve attivazione del quadricipite.
Addome e pavimento pelvico
Garantiscono stabilità e qualità dell’allineamento. L’attivazione del core (psoas, lombari, diaframma) e dell’addome profondo (pavimento pelvico, obliqui e trasverso) sostiene l’estensione della colonna e stabilizza il bacino, permettendo il fluire del movimento dalle mani ai piedi e dalla coda alla testa.
Senza questa attivazione il bacino tende a cadere all’indietro, interrompendo la continuità della postura.

La Respirazione
La respirazione yogica completa, Mula Bandha Breathing, è essenziale in quest’asana, che richiede una respirazione capace di trasportarci “fuori” dal tempo, nell’infinito, con una posizione del corpo che non può prescindere dal rilassamento e dalla massima libertà del diaframma.
I benefici di Anantasana
Anantasana è una postura che sviluppa stabilità laterale, allungamento profondo e consapevolezza dell’allineamento attraverso un equilibrio tra radicamento e leggerezza.
L’asana rinforza i muscoli stabilizzatori del core e del bacino e favorisce un intenso allungamento dello psoas e dei bicipiti femorali.
L’attivazione dei Bandha, in particolare del pavimento pelvico e del Mula Bandha — Bandha della radice — risulta cruciale per mantenere il bacino stabile ed evitare che ruoti all’indietro.
Il lavoro integrato tra radicamento del lato di terra ed estensione del lato di cielo rende la postura un esercizio di coordinazione neuromuscolare e di equilibrio dinamico.
La posizione contribuisce inoltre a migliorare equilibrio, propriocezione e coordinazione, integrando forza e distensione in un lavoro globale del corpo.
Controindicazioni e precauzioni
La posizione non presenta controindicazioni specifiche, ma può risultare sfidante perché richiede una significativa estensione delle gambe e una certa apertura del bacino per portare la gamba superiore in verticale senza perdere stabilità.
È consigliabile procedere progressivamente, utilizzando supporti e varianti per esplorare la postura in sicurezza.
L’obiettivo non è la forma finale, ma il processo di esplorazione e consapevolezza che l’asana rende possibile, permettendo di accedere ai benefici anche quando il corpo non è ancora pronto per la sua completa esecuzione.

Preparare il corpo al movimento con l’Embodiment
Prima di svolgere l’asana, potrebbe essere utile esplorare le connessioni tra gli arti e il centro del corpo attraverso una pratica libera, esperienziale.
Con una musica di sottofondo, gli allievi possono essere invitati a sdraiarsi supini, aprire il corpo a terra come una stella marina e restare nell’ascolto cercando un collegamento tra gli arti e il centro del corpo.
Si possono poi guidare diversi movimenti omolaterali del corpo – visto che Anantāsana prevede questo genere di movimento – prima a terra supini e poi in piedi:
- allungare insieme braccio e gamba destra;
- flettere insieme braccio e gamba sinistra, dove il gomito tocca il ginocchio;
- ma anche lasciare che, dopo l’estensione laterale, il corpo rotoli spontaneamente sul fianco.
Pratica di Anantasana con Supporti
La posizione può essere preparata utilizzando il muro a cui, sdraiati sul fianco, si appoggia il corpo, mantenendo dal muro una piccola distanza (poche dita) per cercare l’equilibrio sul fianco.
Per la presa del piede, invece, può essere utilizzata una cintura da legare lungo la linea dei metatarsi del piede e che viene poi tenuta dalla mano di cielo. O anche un thera-band o banda elastica che ci permette di lavorare con maggiore attivazione del Pada Bandha verso l’alto.
Se si desidera aiutare un allievo ci si può posizionale alle spalle, mettendosi di lato, per sostenere con la propria gamba il bacino e far percepire all’allievo se il bacino sta cedendo.
Può essere anche utile risvegliare il piede di terra, se non attivo, con un tocco. Tocco che potrà essere utilizzato anche per rendere attive parti del corpo che non vengono attivate.

Variazioni di Anantāsana e accompagnamento all’asana
La posizione può essere anticipata da un lavoro di preparazione a terra propedeutico all’allungamento delle gambe, attraverso il ciclo di Supta Padangusthāsana, seguito da alcuni esercizi di apertura delle anche.
Diverse posizioni in piedi saranno anch’esse propedeutiche alla ricerca dell’allineamento: da Tadasana a Uttanasana a Purvottanāsana. Preparare l’estensione laterale del corpo, può essere utile praticare prima Parighāsana, che è un’intensa flessione laterale del busto e una estensione delle sue catene muscolari.
A terra invece, già sdraiati sul fianco, con il corpo ben allineato e il bacino stabile, si può rafforzare sia l’equilibrio che la forza, come anche l’allungamento delle gambe, che vengono tenute sollevate e unite da terra per più volte.
Al Centered Yoga Studio, prepariamo l’asana con molta cura. La bellezza di questa posizione è nel raggiungimento dell’equilibrio perfetto che permette al respiro di fluire nel corpo, toccandone tutte le estremità.Articoli Correlati
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